Compagnia teatrale Anemofilia

"Anemofilia" è l'impollinazione naturale tramite il vento: come il polline fa nascere nuova vita, così il nostro teatro prova a far nascere un nuovo punto di vista e una nuova riflessione su temi quali integrazione, intercultura, consapevolezza femminile.

Bada-mi: articolo su flaneri.com

“Attendere a qualcosa, averne cura, sorvegliarla (…), dedicare premure, trattenersi, anche indugiare”.
Così sentenzia la Treccani, baluardo del cartaceo tra colonne di click, una sfinge d’inchiostro che irride all’affanno dell’ultimo sito.
Voce del verbo “badare”. Prima fiammante coniugazione di un tempo sempre stretto. Sempre poco. Già finito.
E alla sequela di definizioni, ormai sapute, universali, se ne aggiunge una pioggia freschissima. A volte acida. Perché oggi “badare” vuol dire anche altro.
Respirare al di qua di una porta aspettando soltanto il momento di aprirla, di sentire il proprio nome storpiato come un arto; avvicinarsi ed assistere, tamponare la bava, accostare il cucchiaio e imboccare ogni ora un po’ di attenzione.
Perché oggi chi bada si chiama “badante”. Un esercito armato di giorni lunghissimi, interi silenzi e storie così enormi da non conoscere valigie.
Sono quasi sempre donne, quasi sempre immigrate, risucchiate nel gorgo di un pugno d’asfalto, di un tetto più forte, di un futuro che non sappia di fango.
C’è chi fugge da una terra troppo livida, chi lascia la propria figlia a casa per accudirne una non sua, chi addiviene ad un accordo impossibile pur di non perdere il “privilegio di esistere”.
Sono loro le compagne fidate dei nostri nonni, di vecchi in aumento.
Sempre più soli. E sempre più scomodi.
Sono loro quelle dita che spezzano il tremore, che sciacquano in disparte le nostre mancanze, i nostri sensi di colpa. Sono loro che si sono raccontate.
Stasera, attraverso le parole di un testo densissimo. Con un titolo senza alcuna via d’uscita. Bada-mi, scritto e diretto da Silvia Pietrovanni e interpretato assieme a lei dalle attrici della Compagnia di Teatro Sociale Anemofilia, come il vento che soffia sui pollini e li prende per mano.
Elisa Angelini, Valentina Conti e Cristiana Saporito (Elisabetta Badolisani come tecnica del suono) hanno dato voce, corpo e intensità a vissuti accucciati nell’ ombra. Ad un passo dalla stanza eppure spesso in un altro pianeta.
Quattro badanti, quattro volti di quelli che incrociamo in un parco e che confondiamo tra bastoni e panchine, convinti che quegli occhi non riescano a sfiorarci. Che quei passi invisibili non ci riguardino.
Tratto da testimonianze reali, poeticamente drammatizzate, Bada-mi propone quattro esempi d’integrazione: sudata, rincorsa, forse riuscita, forse mancata.
Donne senza nome, quasi tutte senza un’origine precisa, che qualunque fosse la loro partenza, hanno affrontato un viaggio tortuoso. Fuori e dentro se stesse.
C’è la ragazza italiana, ingenua e trasognata, che sposa un clandestino per salvarlo dalla legge, che festeggia il suo sì con un sorso di birra e si ritrova a scoprire sapori più amari. C’è la badante di Ubaldo, che pretende da lei ben altre carezze, che “sporca di buio” ogni palmo di pelle.
C’è la ragazza costretta a segreti peggiori, a berli in fretta come fossero pozioni. Costretta ogni notte ad appoggiare il suo corpo su un altro più debole del suo.
E poi c’è il genio fallito, la brillante ricercatrice innamorata del Teorema di Bell e spinta dal destino verso altre direzioni, più spoglie e meno quantistiche.
Tutte tratteggiate con frammenti di poesia. Anche dove l’unico suono pensabile sarebbe stato solo un urlo. La compagnia, in scena anche a fine maggio al teatro Le sedie, è impegnata fin dalla sua fondazione a declinare il femminile nelle sue varie istanze, come maternità negata, come inferiorità subita e prima ancora autorizzata, non risparmiando nessuna emozione.
Lo spettacolo, svoltosi nelle Officine Culturali INsensINverso, all’interno della serata Casa e famiglia, in cui è stato presentato anche il libro Estrella di Ugo Sestieri (Editore Gorée), ha coinvolto un pubblico affollato e sensibile, che non ha contato gli applausi. E nemmeno le lacrime.
Forse allora ha davvero ragione Bell. “Se una particella subatomica può produrre azione anche a distanza”, non c’è storia che resti lontana. Neanche la loro.
E non c’è direzione che non possa essere cambiata.