SELEZIONATO PER IL CONCORSO “DONNAMOSTRADONNA 2011”
Parola sumera che significa “libertà e ritorno alla madre”, “Amargi” ripercorre il
passaggio dalla civiltà della Dea a quella del Dio. Lo spettacolo parte da storie di
ordinario svilimento della donna, ma dentro ognuna di loro c’è la voce della Dea
madre, a ricordare quando alla donna era affidato un ruolo centrale e sacro. Queste
memorie si fanno re-cordis, “ripassare dalle parti del cuore”, e in questo ricordo si
inseriscono le voci di 3 donne uccise durante i processi alle streghe, colpevoli di
festeggiare i cicli lunari e di seguire i culti di Diana. “Amargi” è un testo che si basa
sulle ricerche di Maria Gimbutas, Riane Eisler, Luciana Percovich e sull’antica
cosmogonia preindoeuropea. “Amargi” ci ricorda che il più grande insabbiamento
storico è ai danni della donna.
“Un tempo ero leggera, un tempo pesavo pochi anni e tanti sogni, un tempo
prendevo il sole in faccia e modellavo le nuvole con lo sguardo, un tempo io, ero
io…”
“L’uomo ha il vantaggio di avere Dio a sostegno della legge che scrive. Per la sua
legge noi siamo ancelle, costole, frammenti, contenitori di prole. Ma c’è una storia
che non ci raccontano, una storia che hanno tentato di sotterrare, il più grande
insabbiamento storico è ai danni della donna”
Compagnia teatrale Anemofilia
"Anemofilia" è l'impollinazione naturale tramite il vento: come il polline fa nascere nuova vita, così il nostro teatro prova a far nascere un nuovo punto di vista e una nuova riflessione su temi quali integrazione, intercultura, consapevolezza femminile.



