Figlia d’anima
Liberamente ispirato ad una storia vera, Figlia d’Anima entra nell’emotività viva e dolente di 4 donne. È la storia di una maternità a distanza: la madre, per mantenere la figlia, decide di partire vivendo sulla sua pelle tutti i ricatti della clandestinità. Quando riuscirà ad ottenere permesso di soggiorno e ricongiungimento familiare si troverà ad affrontare una nuova distanza: quella di una figlia che non ha cresciuto.
La figlia oscilla tra comprensione verso il coraggio della madre e rancore per la nuova condizione di emarginazione sociale che, con l’arrivo in Italia, è costretta a vivere; a questa oscillazione emotiva si aggiunge la nostalgia, forte, per la donna che l’ha cresciuta e che ora non sa chiamare “zia”.
La zia, madre senza essere madre, vivrà il distacco dalla nipote chiudendosi in un silenzio carico di presenze/assenze, ai limiti della follia, e di una disperata rassegnazione.
La nonna è una presenza costante, anche se fa parte del mondo dei defunti: è lei a portare il messaggio di un tempo antico, quando alla donna era affidato il potere mistico della creazione.
In Figlia d’anima viene sottolineata la forma espressiva della ninnananna di protesta, come momento personale della donna di ribellione attraverso il canto.




